Edgar Allan Poe e la Luna
- Cristian Scalambra
- 1 gen
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"...Affermeremo subito che mediante un telescopio di vaste dimensioni e un principio completamente nuovo, il giovane Herschel, nel suo osservatorio nell'emisfero australe, ha già fatto le scoperte più straordinarie su ogni pianeta del nostro sistema solare;…ha ottenuto una visione distinta degli oggetti sulla luna, pienamente uguale a quella che l'occhio nudo comanda degli oggetti terrestri alla distanza di cento metri;…[e] ha risolto affermativamente la questione se questo satellite sia abitato e da quale ordine di esseri."
Così si legge in parte della prima puntata di quella che in seguito sarà chiamata “La grande bufala della Luna”. Una serie di sei articoli che il quotidiano newyorchese The Sun iniziò a pubblicare a partire dal 25 agosto 1835 ("Discoveries in the Moon”), per descrivere la ricerca dell'astronomo inglese Sir John Herschel ( figlio di Sir William Herschel, scopritore del pianeta Urano), ristampata direttamente dall'Edinburgh Journal of Science.

L’articolo sosteneva che Herschel, nel suo osservatorio astronomico in Sudafrica, avesse costruito il più grande telescopio esistente per studiare le stelle e che con questo strumento avesse “risolto o corretto quasi tutti i principali problemi dell'astronomia matematica,“stabilito saldamente una nuova teoria dei fenomeni cometari,” e scoperto la vita sul satellite.
Per un lettore esperto (o, ammettiamolo, anche per uno non così esperto), il tipo di vita che Herschel aveva “scoperto” avrebbe dovuto probabilmente essere un indizio che la storia era un falso clamoroso.
Nel rapporto del Sun, questa tecnologia ottica, collegata a un telescopio, dell’osservatorio di Città del Capo, Herschel e i suoi colleghi, hanno osservato caverne colorate come rubini, vasti laghi, montagne svettanti, foreste lussureggianti e, a un esame più attento, orsi cornuti, zebre e unicorni blu. In modo più sbalorditivo, ha riferito la quinta puntata, hanno visto creature umane in piedi su due gambe e in volo con le ali, insieme alle prove della civiltà di questi "pipistrelli umani”, comprese piramidi perfette coronate da globi riflettenti.
La notizia della scoperta dilagò presto in tutta l’America, eminenti professori di astronomia si presentarono alla redazione di The Sun pretendendo di vedere l’originale da cui era stata tratta la notizia, tanto che l’editore, dopo aver a lungo temporeggiato, fu costretto a terminare la serializzazione con la sesta puntata asserendo che il telescopio di Herschel, diretto al sole, aveva creato un raggio di luce così intenso che l'osservatorio aveva preso fuoco andando completamente distrutto.
Il vero Herschel ( che in effetti era stato al Capo di Buona Speranza) non aveva mai osservato la vita sulla Luna, né compiuto una qualsiasi delle altre scoperte astronomiche attribuitegli in quegli articoli e passò gli anni successivi a dover spiegare l'equivoco. Con questo articolo il The Sun riuscì a vendere decine di migliaia di copie prima che il pubblico si rendesse conto di essere stato preso in giro o, da un altro punto di vista, chiamato a leggere un racconto di scienza fantastica.
Il suo autore, anonimo, confessò la propria identità alla stampa, quattro anni dopo, spiegando che doveva trattarsi di una satira, che tuttavia fu presa per vera.
Gli articoli suscitarono un tale scalpore da essere tradotti in varie lingue e pubblicati all'estero, compresa l’Italia, dove già nell’anno seguente apparvero diverse traduzioni dell’opera mutuate dal francese.
L'architetto della bufala, era l’editore, giornalista nonché saggista britannico, Richard Adam Locke, arrivato al The Sun in un momento di crisi per il quotidiano, puntualmente surclassato dalla maggior parte dei principali competitor.
Con la storia della Luna la diffusione del giornale salì a più di diciassettemila copie al giorno, dieci volte quella dei suoi concorrenti.
Durante quella settimana, molti credettero alla storia di Locke. Il New York Times etichettò le scoperte di Herschel come “probabili e possibili”, e i gruppi religiosi iniziarono a pianificare il futuro lavoro missionario sulla Luna.
Fra i pochi negazionisti ci fu lo scrittore americano Edgar Allan Poe, che rimase colpito dalla facilità con cui veniva accettata come vera la storia del giornalista, quando per lui sarebbe stato impossibile credere ad una storia così assurda.
Per un certo periodo Poe volle che il quotidiano smentisse la notizia, ma non perché fosse contrario alle bufale dei giornali in sé, piuttosto, inizialmente credeva che la Grande Bufala della Luna avesse plagiato una bufala tutta sua, la storia di un uomo che viaggia sul nostro satellite in una mongolfiera (“The Unparalleled Adventure of One Hans Pfaall”, June 1935).


"Discoveries in the Moon" apparve due mesi dopo "Hans Pfaall" di Poe, anch'esso un racconto realistico di esplorazione lunare. Poe accettò pubblicamente l'affermazione di Locke di non aver visto il racconto precedente, ma che Locke fosse stato ispirato o meno da Poe, la "Fòla della Luna" ha insegnato a Poe lezioni memorabili. I fatti sorprendenti hanno offerto una presa per l'immaginazione dei lettori, specialmente se espressi nel linguaggio della prova tecnica e dell'osservazione precisa. "Non una persona su dieci ha screditato il resoconto”, osservò Poe. Anche coloro che non credevano erano desiderosi di comprarlo e discuterne.
In seguito dopo essersi convinto Locke non lo avesse plagiato intenzionalmente, Poe espresse ammirazione per “la squisita somiglianza della narrazione” e “il genio del signor Locke.”
Nel 1844 Poe pubblicò sempre sullo stesso giornale "The Balloon-Hoax", “un reportage fasullo” su un fantastico viaggio di tre giorni attraverso l'Oceano Atlantico in un pallone a gas.
La consapevolezza, poi diffusa, che la bufala della Grande Luna fosse in realtà una bufala non segnò la fine delle falsità mediatiche. Poco più di un secolo dopo, una memorabile drammatizzazione radiofonica del 1938 da parte di un ventitreenne Orson Welles, attore e futuro regista, basata sul romanzo “La guerra dei mondi” dello scrittore inglese H.G. Wells, tenne con il fiato sospeso l’America, riuscendo ad ingannare molti ascoltatori e scatenando il panico tra la popolazione, convinta che fosse in atto una vera invasione marziana.
Alcune delle diverse edizioni di "Discoveries in the Moon" pubblicate in Italia












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